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Bulino

Bulino, cenni sulla tecnica

Il bulino è una tecnica che prende il nome dallo strumento, appunto il bulino, che viene utilizzato per scavare direttamente i solchi dei segni su una matrice di metallo, anticamente il rame oggi più volentieri lo zinco. 

Lo scalpello deve essere impugnato con forza per solcare e levare il metallo e dare vita al disegno voluto. E’ una tecnica particolarmente difficile e che comporta molta forza e un controllo della mano come nessuna altra tecnica artistica. Erano bulinisti, solitamente, coloro che avevano una formazione orafa, abituati a gestire la durezza del metallo con sublimi ornamenti. 

 

Inchiostrazione

Una volta terminata la fase di incisione si spalma la superficie della matrice di metallo con l’inchiostra da stampa, costituito da una sostanza oleosa con caratteristiche molto stabili sia in termini di resistenza che longevità. L’inchiostro da stampa si insinua così nei solchi; a questo punto si elimina l’inchiostro in eccesso con una pezza dalla trama molto larga, detta tarlatana. La superficie della matrice deve essere ben pulita per far risaltare i segni incisi ed è pronta per la fase di stampa.

 

Stampa con torchio calcografico

Il bulino, come l’acquaforte, è annoverato fra le tecniche calcografiche perché la fase di stampa avviene con il torchio calcografico, appunto. Questo tipo di torchio è costituito da un piano di appoggio compresso dalla forza esercitata da due rulli.

Sul piano di appoggio di pongono, uno sopra l’altro, la carta e la matrice inchiostrata. La grande pressione esercitata dai due rulli fa sì che l’inchiostro che si è incanalato nei solchi della matrice venga trasferito sulla superficie della carta, preventivamente inumidita. E’ infatti indispensabile che la carta sia umida per accogliere e assorbire l’inchiostro. 

Per attivare le leve dei manubri dei torchi più antichi e rudimentali era necessaria molta forza fisica; nelle illustrazioni d’epoca rinascimentale si notano stampatori che affidano l’attivazione del torchio anche alla potenza delle gambe. 

 

Asciugatura, carta e altre considerazioni 

Una volta impresse le stampe sono umide, sia perché la carta è stata preventivamente bagnata sia perché l’inchiostro è ancora fresco, per questo devono essere asciugate. 

In antichità, nei paesi nordici, l’abitudine è quella di appendere le stampe come dei panni. Questa operazione qualche volta ha comportato la rottura della carta proprio all’impronta della matrice, cioè in concomitanza dell’impronta lasciata dai bordi della matrice che ha inequivocabilmente assottigliato la carta sotto la pressione dei rulli, per dipiù in una fase vulnerabile perché il foglio bagnato è fragile. Questo ha comportato sin in epoche coeve l’introduzione nel mercato di molte prove prive di margine. 

Diversa era l’attitudine nelle stamperie italiane dove le stampe venivano messe ad asciugare appoggiandole l’una sull’altra. Una caratteristica che ha spesso trasferito parte del segno del soggetto sottostante sul retro della stampa appoggiatagli sopra. 

 

Cenni di storia della tecnica

L’introduzione del bulino ha rivoluzionato il mondo della grafica precedente affidato alla sola silografia. Pur nella sua difficoltà esecutiva la scoperta dell’incisione su metallo ha favorito lo sviluppo di tecniche particolarmente longeve e ancora attuali, quali l’acquaforte in tutte le sue declinazioni. 

Maestro indiscusso del bulino è stato Albrecht Dürer che ha saputo beneficiare degli aspetti tecnici dello strumento e attraverso di esso ha mostrato al mondo intero le sue insuperabili potenzialità divulgative. 

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