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Silografia

Caratteri mobili e primi libri illustrati 

I caratteri mobili, inventati intorno al 1450, hanno dato vita ai libri con l’impostazione che conosciamo ancora oggi. Il testo composto in una matrice modificabile poteva essere aggiornato portando ovvii vantaggi a editori e lettori. 

Le lettere erano conservate e archiviate in scomparti per poter essere facilmente usate e  accostate per redigere i testi. Il contenitore che le contiene si chiama compositoio ed è articolato in modo da facilitare l’uso delle lettere. 

A fianco dei testi compaiono sin dalle origini anche le illustrazioni realizzate con la tecnica della silografia (dal greco ξύλον, "legno" e γράφω "scrivo").  

 

Descrizione della silografia

La silografia è una tecnica d’incisione a rilievo, vale a dire che si asporta dalla lastra di legno ciò che deve restare bianco nel disegno. Le parti in rilievo -che danno vita al disegno che l’incisore vuole realizzare- verranno inchiostrate e stampate, come la tecnica dell’incisione sulla patata. 

La difficoltà del gesto incisorio e la durezza del legno non permettono la realizzazione opere di grandi dimensioni. Quando l’artista desidera creare una grande opera è costretto ad accostare più fogli incisi separatamente e poi accostati per costruire il pannello desiderato. 

La carta  

Le risme di carta sono uno dei beni più preziosi per l’editore e lo stampatore e per questo in passato gli operatori ne ottimizzavano l’uso e la loro conservazione era oggetto di molte cure. 

 

Inchiostrazione della silografia

I segni in rilievo tipici della silografia vengono inchiostrati con un tampone intriso d’inchiostro da stampa, composto da una base di nerofumo, praticamente indelebile ed estremamente resistente. Una sostanza così durevole che non vi sono opere il cui inchiostro sia arrivato ai giorni nostri virato o sbiadito (ad eccezione di opere reduci da lavaggi particolarmente aggressivi).   

La matrice di legno, così inchiostrata, è pronta per essere sottoposta alla pressione del torchio tipografico.

 

La fase di stampa

Il torchio tipografico è formato da due piani orizzontali e paralleli, predisposti in modo che possano schiacciare la matrice e il foglio da stampare l’uno contro l’altro. Questo tipo di torchio e adatto prevalentemente alla silografia che è realizzata con una matrice di legno; mentre per le incisioni su metallo si usa il torchio calcografico.

L’azione di stampa avviene appoggiando il foglio umido -per poter accogliere l’inchiostro- sulla la matrice di legno così che la pressione del piano sovrastante consenta il trasferimento dell’inchiostro fresco sulla carta sottostante. 

 

La carta 

La carta prima di essere sottoposta alla stampa nel torchio deve essere leggermente inumidita per poterla rendere assorbente dell’inchiostro, pertanto la si bagna e la si pone su una graticola così da far defluire l’acqua in eccesso. 

Una volta sottoposto il foglio alla pressione del torchio, le stampe, ancora umide vengono messe ad asciugare. 

La pressione della matrice sulla carta causa una impronta a secco lungo i suoi bordi, detta appunto impronta della matrice; la sua presenza permette di accertare che l’opera sia autentica e frutto di una pressione sotto il torchio.

 

Cenni di storia

La difficoltà incisoria della silografia ha spinto gli incisori ad abbandonarla non appena altre tecniche grafiche sono state introdotte nelle stamperie così che dopo un periodo di grande interesse, fra lo scadere del ‘400 e gli inizi del ‘500, la tecnica ha visto secoli di oblio fino al periodo espressionista. Molti degli artisti della scuola espressionista hanno ripreso la tecnica e l’hanno eretta a loro tecnica elettiva, fra questi spiccano i nomi di Gauguin e Eduard Munch.