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FEDERICA GALLI

Una vita in arte

Federica Galli ha segnato la storia dell’arte incisoria italiana degli ultimi cinquant’anni con uno stile inconfondibile in cui regnano poesia, autenticità e uno sguardo inedito. 

Nata a Soresina, Cremona, nel 1932, si spegne a Milano nel 2009. Compie gli studi a Milano, prima al Liceo artistico e poi all'Accademia di Brera. Dopo pochi dall’inizio dell’attività professionale intuisce che con l’acquaforte può diventare davvero significativa nel panorama dell’arte e a questo si dedica in esclusiva. 

L’incanto dello sguardoè il titolo dell’ultima di trecentocinquantadue esposizioni curate con Federica Galli in vita, nonché la più appropriata definizione coniata sull’opera dell’artista. La mostra, una sorta di testamento artistico, si è svolta nella prestigiosa sede di Villa Reale di Monza (2008). 

Gianni Berengo Gardin 1986

“…ho avuto una vita meravigliosa.” 

Conclusione del testamento di Federica Galli

L'artista ha avuto grande fortuna di pubblico sin dalla prima esposizione che risale al 1956. Un consenso che successivamente contagiò anche la critica più accreditata che da allora ne condivise l’entusiasmo, ancora attuale. Eppure era una donna che lavorava in un mondo maschilista, praticava un’arte seriale e l’acquaforte si esprime solo con il bianco e nero. Sulla carta nessun argomento vincente.

Alcune delle sue mostre hanno segnato la storia della museografia contemporanea, è stata infatti la prima artista italiana ad essere invitata all’Archivio Imperiale nella Città Proibita in Cina nel 1985; la sua esposizione alla Fondazione Cini a Venezia (1995) spinse l’ente a modificare il proprio statuto e da allora aprì le porte anche agli artisti viventi; epocali sono state le rassegne a Palazzo Tè a Mantova (1987) e al Castello Sforzesco di Milano (1990) entrambe curate da Giovanni Testori, suo critico di riferimento.   

“Cammina, cammina, trova cascine, trova villaggi, tira innanzi senza domandare il nome” dai I promessi Sposi

Federica Galli inizia a dipingere, e poi a incidere, ispirandosi alla propria terra d’origine, la pianura lombarda, luoghi in cui troverà sempre motivo di spunto creativo e che restituisce con sguardo inedito e poetico sapendo esaltare le atmosfere lattiginose. 

Nella sua opera è frequente la rappresentazione della neve, tema ostico agli incisori per la difficoltà tecnica che pone, che lei supera tanto da trasformarla in uno dei suoi punti di forza. Bellissima è la cartella dedicata alla grande nevicata del 1985 che sommerse Milano e dintorni. 

A partire dal 1982 Federica Galli si è dedicata agli alberi monumentalipiù significativi della nostra penisola con oltre sessanta piante scelte per interesse storico, letterario,  naturalistico o estetico. Il ciclo, singolare, di rara bellezza e interesse scientifico, le fanno guadagnare l’appellativo di “Signora degli Alberi”.

AMilano, che l’ha accolta in giovanissima età, Federica Galli dedica, negli anni, numerose vedutefissando e lasciando testimonianza di angoli più o meno noti, con il suo sguardo realistico, ma spiccatamente personale.

“…e dopo trent’anni passati a osservare la natura…l’occhio della Galli se ne distacca, per posarsi su una città. Chi potrà mai dire se Venezia è città o natura?”

Roberto Tassi

Nel 1984, seguendo l’illuminato suggerimento di Renzo Zorzi  -fra gli altri incarichi responsabile del progetto culturale dell’azienda Olivetti-, e Giovanni Testori -il critico che l’ha sostenuta e ha segnato l’intera carriera-, Federica Galli affronta la monumentale serie dedicata a Venezia, composta da trentanove tavole di cui due di dimensione enorme. La città lagunare avrebbe intimorito qualsiasi artista di buon senso, dopo le numerose citazioni del Grand Tour. La Galli accetta la sfida con umiltà e disciplina, studiandola per quattro anni e scoprendo, come dimostrano le sue acqueforti, scorci poco noti e angolature inedite dei luoghi iconici. La riuscita del portfolio è evidente e la Fondazione Giorgio Cini la invita a esporlo per intero non appena terminato; per l’occasione l’ente veneziano modifica il proprio statuto che fino a quel momento limitava l’esposizione alle opere antiche ed era chiuso all’arte contemporanea.

 

Alle opere di Federica Galli si sono ispirati scrittori celebri come Dino Buzzati e Giovanni Testori e critici di fama internazionale quali Franco Russoli, Mario de MicheliMina Gregori, Gian Alberto dell’Acqua, Roberto Tassi, Renzo Zorzi, Carlo Bo, Daniel Berger (Metropolitan Museum of New York), Gina Lagorio, Giuseppe e Francesco Frangi, Marco Fragonara (autore anche del catalogo generale, edizione galleria Bellinzona), Giorgio Soavi, David Landau e Flavio Arensi. 

Federica Galli si è circondata di intellettuali, amici e consiglieri generosi e di talento, ha lavorato con intelligenza e sensibilità, ha vissuto con passione un mestiere che non l’ha mai stancata, ha sempre valutato le sue opere con senso critico senza seguire il termometro del successo, che pure non le è mancato. 

Insomma è stata una protagonista della scena dell’arte italiana del ‘900. Vera e controcorrente.  

Espone in 210 mostre personali in Italia e all'estero. Fra le più importanti:

 

  • Galerie Loeb, Parigi, 1982; 

  • Palazzo dei Diamanti (antologica), Ferrara, 1983; 

  • Fondazione Cini, Venezia, ciclo "Trentanove vedute di Venezia", 1987; 

  • Palazzo Te, Mantova, 1988; 

  • Accademia di Firenze, 1988;

  • Centro S.Maria della Pietà, Cremona, 1989;

  • Castello Sforzesco di Milano (antologica organizzata dal Comune, comprendente 182 acqueforti), 1990;

  • Istituto Italiano di Cultura, Londra, 1990;

  • Archivi imperiali della Città Proibita, Pechino, 1995;

  • Fondazione culturale del Municipio di Atene 1996;

  • Fortezza Vecchia, Corfù, I996;

  • Palazzo dei Pio – Carpi, Modena, 2000.

  • Serrone della Villa Reale, Monza, 2008

  • MUSE, Museo progettato da Reno Piano, Trento, 2016

 

 

 

Molto numerose sono le partecipazioni a mostre collettive. Sul suo lavoro sono stati pubblicati i seguenti volumi:

  • tre cataloghi generali, con saggi di Mario De Micheli, Alberico Sala e David Landau dell'Università di Oxford;

  • "Itinerario di Federica Galli", saggio di Giovanni Testori;

  • "Federica Galli e la pittura lombarda" di Giuseppe e Francesco Frangi, prefazione di Mina Gregori;

  • "Le cascine di Federica Galli" di Carlo Bo;

  • "Trentanove vedute di Venezia", saggio di Roberto Tassi, con biografia critica di Gianni Cavazzini e il saggio Venezia vedutista di Renzo Zorzi;

  • "Federica Galli", saggi di Daniel Berger del Metropolitan Museum di New York e di Gian Alberto Dell'Acqua, catalogo della mostra al Castello Sforzesco di Milano;

  • "Alberi monumentali di Federica Galli", volumi I e II, di Silvia Giacomoni.

  • La sua opera è raccolta in un catalogo generale, curato da Marco Fragonara ed edito dalla galleria Bellinzona, con l’addenda curata dalla Fondazione Federica Galli che ne ha aggiornato il lavoro fino al 2009